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Expo 2015: opportunità per l'Italia?

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Data inserimento: 31 gennaio 2010
Inserito da: IT Espresso

Da ITespresso

Docenti, politici, esperti di economia e Ict hanno fatto il punto sull'evento che coinvolgerà Milano nel 2015: l'Expo. Prospettive e suggerimenti. Investimenti sulla città e non solo sulla manifestazione

Articolo di Stefano Belviolandi



L’Expo 2015 non deve essere considerato solo un evento a sè stante ma il punto di svolta a sostegno del territorio e dell’economia delle città.

Milano non ha bisogno di una seconda fiera campionaria e nemmeno l’Expo 2015 deve essere, per la città meneghina, solo un ‘mercatino’.

Sono queste alcune delle opinioni emerse durante il convegno “Expo 2015: Verso le città digitali”, organizzato da Business International, prima tappa di un percorso dedicato alle imprese che scenderanno in campo per Expo 2015.

E’ Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente di strategia aziendale presso la scuola di Direzione aziendale dell'Università Bocconi di Milano, a porre un quesito sulla strada che Milano e la Lombardia vorranno intraprendere con Expo 2015. “Exhibition o Explosure? Esibizione o messa a disposizione? Cosa vuole essere Expo 2015? Si tratta di un evento temporaneo limitato o sarà un evento che lascerà un segno? Cosa vuol dire fare un Expo e non un’exhibition? Sono queste le domande che dobbiamo porci parlando di questo evento – spiega Carnevale Maffè – senza dimenticare i tre principi dell’economia: standardizzazione, interoperabilità e complementarietà economica”.

Carnevale Maffè ha dipinto un quadro a tinte opache  sul quale vi ha posto anche qualche suggerimento. “Questo evento potrebbe essere l’occasione per sincronizzare le attività e le situazioni, come per esempio una maggiore cura delle economie di densità,  rappresentate dai distretti industriali, generando mercati multilaterali. Ma è questa l’Expo che sarà? – Si domanda Carnevale Maffè – Temo di no”, conclude.

Gli Expo che ci sono stati e quelli prossimi che ci saranno da qui al 2015 – quest’anno sarà a Shangai – sono stati analizzati durante l’evento organizzato da Business International e presi come spunto di discussione sulla manifestazione italiana del 2015.

In particolare, si sono susseguite le testimonianze di due esperti che hanno vissuto in prima linea la realizzazione e lo svolgimento dell’Expo 2008 a Saragozza. “Non bisogna abbassare la guardia – spiega Claudio Moreno, commissario governativo dell’Italia per Saragozza 2008 – dobbiamo porre attenzione a che non ci si espanda troppo che non si pongano in essere troppi obiettivi perché, così facendo, l’Expo potrebbe trasformarsi nella seconda fiera di Milano e, francamente, la città non ne ha bisogno.  Per Saragozza 2008 non erano previsti ‘tuttologi’ ma ogni espositore doveva seguire un tracciato definito per la propria esperienza. Per questo  – suggerisce per Expo 2015 – si deve prestare attenzione ai progetti che saranno presentati ed evitare autorizzazioni sconsiderate che possano trasformare l’Expo di Milano in un ‘mercatino’”.

Non usa mezzi termini Moreno e pone l’accento sulla necessità di un percorso ben preciso per l’Expo 2015 invitando la città di Milano a studiare le manifestazioni che precederanno l’appuntamento dell’Expo 2015. “Shangai 2010 sarà monumentale – spiega Angelo Paris, direttore pianificazione, Ict e Procurement Expo 2015 – mentre Milano ha scelto una linea diversa: generare un evento che metta al centro la soluzione di tematiche che sono in agenda: nutrizione, energia, tecnologie digitali e queste ultime avranno un ruolo primario. Puntiamo sulla formazione attraverso il coinvolgimento di nuove generazioni e il rilancio del made in Italy”.

Internet e tecnologie digitali saranno gli attori protagonisti dell’Expo 2015. “L’Expo può rappresentare un’opportunità di innovazione per recuperare competitività – sosteneva Maurizio Mondani, amministratore delegato di Capgemini Italia, durante la tavola rotonda organizzata nel mese di dicembre 2009– L’Ict è trasversale ai principali ambiti della manifestazione: dalla mobility nei trasporti, le infrastrutture e logistica, all’intelligence nella sicurezza e la gestione dei dati, passando per l’energia intesa come sostenibilità e green It, fino all’informazione come mobile-tech e web per lo sviluppo dell’e-commerce in tutte le sue possibili declinazioni”.

Il progetto Expo 2015 è stato studiato in tutte o quasi le sue possibili sfaccettature. Come evento in sé e per sé, i relatori sono quasi tutti convinti che non sarà un granché mentre lo sarebbe se solo lo si intendesse come slancio allo sviluppo della città di Milano e non solo.

E di questo ne è convinto anche Giorgio Rapari, presidente Assintel, che, proprio nell’ambito della tavola rotonda di dicembre affermava: “L’Expo 2015 è una sfida per il rilancio del paese che possiamo vincere a patto che sia colta con realismo e intelligenza. Nessuno – sosteneva – a oggi sta aiutando il settore e l’innovazione non è ancora inserita nelle strategie prioritarie per lo sviluppo dell’economia. Di fatto – prosegue –  viviamo in un paese dalla ‘mentalità analogica’. L’Expo può essere un trampolino per fare il salto verso la città digitale”.

Anche Cesare Vaciago, City manager città di Torino ed ex direttore generale di Torino 2006 sostiene questo concetto affermando che “il progetto deve coinvolgere la città come luogo fisico”.

Della stessa idea è Luca Rossi, managing partner della Mediterranean Unit, A.T. Kearney. “Le imprese non devono investire tanto per l’Expo quanto per la città. La manifestazione è a scadenza mentre le città sono permanenti: vivono, producono e si evolvono. Pertanto vada per l’Expo come momento di attrazione di risorse ma sarà poi cura della stessa città beneficiare di queste risorse per sostenere lo sviluppo. Imprenditori e politici avvisati. E per Milano, non ci dobbiamo dimenticare l’opportunità che dà il fatto di essere geograficamente la ‘porta verso l’Europa’”.


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